Abbas, un grande fotografo e giornalista

Ritratto del fotografo Iraniano Abbas Attar, grandissimo documentarista di guerre e rivoluzioni e membro dell_agenzia MagnumIl 26 Aprile 2017, è morto un grande personaggio della Magnum, il fotografo iraniano Abbas Attar, conosciuto semplicemente come Abbas.
L’attuale presidente dell’agenzia fotografica, Thomas Dworzak, gli ha reso omaggio, definendolo un grandissimo documentarista di guerre e rivoluzioni, un pilastro della agenzia e un padrino per una nuova generazione di fotogiornalisti.

Abbas dedicò tutta la sua opera fotografica alla copertura politica e sociale delle nazioni del sud del mondo in via di sviluppo, dal 1970, i suoi lavori furono pubblicati su riviste mondiali; fotografie che parlavano di guerre e rivoluzioni dal Biafra, al Bangladesh, Ulster, Vietnam, Medio Oriente, Cile, Cuba e Sud Africa…

Uno dei suoi più interessanti lavori fù documentare la rivoluzione iraniana, ad un’intervista alla BBC dichiarò: “Sapevo che questa sarebbe stata l’unica volta nella mia vita che non sarei stato interessato solo a un evento, ma ne sarei anche stato coinvolto in maniera estremamente personale”, in seguito ai fatti della rivoluzione, pubblicò nel 2006 il suo famoso il libro: “Diario Iraniano 1971-2005”.

Ripercorrendo la sua storia; emigrò in Francia all’età di otto anni dove visse e studiò laureandosi in scienze della comunicazione, iniziò a fotografare per i giornali algerini nel 1964, per il Comitato Olimpico Internazionale, documentò i giochi in Messico nel 1968, dal 1970 al 1971, lavorò come fotografo freelance per Jeune Afrique, facendo numerosi viaggi in regioni di crisi, fù membro dell’agenzia Sipa Press dal 1971 al 1973.

Dal 1974 al 1980, si unì all’agenzia fotografica Gamma, documentando con le proprie immagini gli abusi sulle popolazioni del Terzo mondo, diventando noto a livello internazionale attraverso fotografie sull’apartheid in Sud Africa e sulla rivoluzione Iraniana.

Immagini scattate dal fotografo Iraniano Abbas Attar, membro dell_agenzia Magnum_1Con il libro pubblicato nel 1994 “Allah O Akbar, un viaggio attraverso i militanti islamici”, mostrò le tensioni nelle società del mondo musulmano, divise tra la memoria di un ricco passato e il desiderio di modernizzazione; lavoro che attirò forti attenzioni dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.
In merito alle sue immagini e al libro che ne seguì disse: “L’onda di passione religiosa sollevata da Khomeini in Iran non si sarebbe fermata alla frontiera, era destinata a diffondersi in tutto il mondo musulmano.”

Lasciò in seguito l’agenzia Gamma e nel 1981 divenne un fotografo della Magnum; e poi nel 1983 membro associato dell’agenzia.
Dal 1983 al 1986, girò il Messico alla ricerca forse di uno stile, o forse di se stesso, fece in seguito una mostra e pubblicò nel 1992 il libro “Ritorno dal Messico, viaggi oltre la maschera”.
Per Magnum realizzò numerosi reportage fotografici e nel 1985 ne divenne membro a pieno titolo.

Dal 1987 al 1994, per sette anni, Abbas percorse ventinove differenti paesi alla ricerca dei diversi Islam del mondo, iniziò a documentare la grande rinascita della religione Islamica fotografando dalla Cina fino al Marocco, spinto dal desiderio di comprendere le tensioni interne che attraversano le diverse società musulmane, cercando di individuare le contraddizioni tra il rigurgito di un movimento politico ispirato ad un passato mitico e il desiderio universale per la modernità e la democrazia.
Nel 2002 pubblico il libro “Viaggio negli Islam del mondo”.

Nel 2000 con il lavoro “Volti della Cristianità”, in un viaggio fotografico, raccontò il cristianesimo dal punto di vista spirituale, rituale e politico.
Nel 2009 riprese a parlare del mondo islamico dopo l’11 settembre, con il libro fotografico: “Nel nome di chi? Il mondo Islamico dopo l’11 settembre”.
Dal 2008 al 2010, Abbas si occupò con lo sguardo scettico che lo ha sempre contraddistinto, anche di buddismo, pubblicando “I bambini del loto, viaggio per i buddisti”.
Dall’inizio dal 2011 al 2013, affrontò con le sue immagini un’altra religione mondiale; l’induismo, nel 2016 pubblicò il libro “Gods I’ve Seen”.
Prima della sua morte, Abbas iniziò a esplorare una delle religioni più diffuse in tutto il mondo, il Giudaismo e la storia del popolo ebraico.

Immagini scattate dal fotografo Iraniano Abbas Attar, membro dell_agenzia Magnum_2

Sulla sua fotografia, disse:
“Quando fotografo, vedo il bianco e nero. Sono in uno stato di grazia: nella piena consapevolezza della luce e del movimento, percepisco un evento nelle sue dimensioni politiche, sociali, religiose o anche puramente estetiche. Allo stesso tempo sviluppo un’idea del rapporto tra uomo, natura e animale; È più facile per me in bianco e nero perché il bianco e nero non è reale. Il colore distrae. La mia fotografia è una forma di pensiero. ”

e scrisse:
“La mia fotografia è una riflessione, che prende vita in azione e conduce alla meditazione. La spontaneità – il momento sospeso – interviene durante l’azione, nel mirino, una riflessione sul soggetto la precede, una meditazione sulla finalità lo segue, ed è qui, in questo momento esaltante e fragile, che la vera scrittura fotografica si sviluppa, sequenziando le immagini, per questo lo spirito di uno scrittore è necessario per questa impresa: la fotografia non è “scrivere con la luce”? Ma con la differenza che mentre lo scrittore possiede la sua parola, il fotografo è egli stesso posseduto dalla sua foto, dal limite del reale che deve trascendere per non diventare il suo prigioniero “.

La finezza formale delle sue immagini, il rigore nella ricerca giornalistica, la competenza dello studioso, fanno di Abbas Attar uno dei pochissimi autori in grado di informare in maniera neutrale e corretta noi postumi lettori delle sue immagini.

Qui il link del sito web di Abbas Attar

Qui il link dell’Agenzia Magnum

alla prossima Vanni

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